6° Giorno Novena di Natale

Amore Represso e Prigioniero

Sesto Giorno / Sesto Ora

Sesto eccesso d'amore

"Figlia mia, vieni, prega la mia cara Mamma che ti faccia un po' di posticino nel suo seno materno, affinché tu stessa veda lo stato doloroso in cui mi trovo".


Onde mi pareva, col pensiero, che la nostra Regina Mamma, per contentare Gesù, mi facesse un po' di posto e mi mettesse dentro, ma era tale e tanta l'oscurità che non lo vedevo; solo sentivo il suo respiro, e Lui nel mio interno seguitava a dirmi: "Figlia mia, guarda un altro eccesso del mio Amore. Io sono la Luce eterna; il sole è un'ombra della mia Luce; ma vedi dove mi ha condotto il mio Amore? In che oscura prigione Io sono? Non c'è uno spiraglio di luce, è sempre notte per me, ma notte senza stelle, senza riposo; sono sempre desto, che pena! La strettezza della prigione, senza potermi menomamente muovere; le fitte tenebre; anche il respiro - respiro per mezzo del respiro della mia Mamma -, oh, come è stentato! E poi aggiungi le tenebre delle colpe delle creature; ogni colpa era una notte per me, ed unendosi insieme formavano un abisso di oscurità senza sponde. Che pena! O eccesso del mio Amore, farmi passare da un'immensità di luce, di larghezza, in una profondità di fitte tenebre e di tale strettezza, fino a mancarmi la libertà del respiro; e tutto ciò per amore delle creature!"


E mentre ciò diceva, gemeva, quasi con gemiti soffocati per mancanza di spazio, e piangeva.


Io mi struggevo in pianto, lo ringraziavo, lo compativo; volevo fargli un po' di luce col mio amore, come Lui mi diceva..., ma chi può dire tutto? La stessa voce interna soggiungeva: "Basta per ora, e passa al settimo eccesso del mio Amore".


Dal Libro di Cielo Volume 27 - Dicembre 22, 1929


Luisa: Il mio abbandono nel Fiat Divino continua, ed il mio tenero Gesù si fa vedere piccolo Bambino o nel mio cuore o nel seno della Mamma Celeste, ma tanto piccino con una beltà rapitrice, tutto amore, col suo volto bagnato di pianto, e piange perché vuol essere amato, e singhiozzando dice: "Ahi!, Ahi! Perché non sono amato? Io voglio rinnovare nelle anime tutto l'amore che ebbi nell'incarnarmi, ma non trovo a chi darlo. Nell'incarnarmi trovai la mia Regina Mamma che Mi dava campo a sfogare il mio amore, ed a ricevere nel suo Cuore materno tutto l'amore che Mi respingevano le creature. Ah, era Lei la depositaria del mio amore respinto, la dolce compagnia delle mie pene, il suo amore ardente che Mi rasciugava le lacrime! Le opere più grandi non si possono fare da soli, ma ci vogliono due o tre almeno, come depositari ed alimento della stessa opera; senza alimento le opere non possono aver vita, c'è pericolo che muoiono sul nascere. [...]


Dopo di ciò ha fatto silenzio volendo essere cullato nelle mie braccia, e poi ha soggiunto: "Figlia mia, or tu devi sapere l'eccesso del mio amore dove Mi condusse, nello scendere dal Cielo in terra; Mi condusse dentro d'una prigione strettissima ed oscura, qual fu il seno della mia Mamma, ma non fu contento il mio amore, in questa prigione stessa Mi formò un'altra carcere, qual fu la mia Umanità che incarcerò la mia Divinità; la prima carcere Mi durò nove mesi, la seconda carcere della mia Umanità Mi durò per ben trentatré anni. Ma il mio amore non si arrestò, Mi formò, sul finire la carcere della mia Umanità, la carcere dell'Eucaristia, la più piccola delle carceri, una piccola Ostia in cui Mi carcerò Umanità e Divinità e dovevo contentarmi di stare come morto, senza far sentire né respiro, né moto, né palpito, e non per pochi anni, ma fino alla consumazione dei secoli. Quindi andai di carcere in carcere: esse carceri sono per Me inseparabili, perciò posso chiamarmi il divino Carcerato, il celeste Prigioniero. Nelle due prime carceri, nell'intensità del mio amore maturai il Regno della Redenzione; nella terza carcere, dell'Eucaristia, sto maturando il Regno del mio Fiat Divino. Ecco perciò chiamai te [Luisa] nella carcere del tuo letto, affinché insieme, prigionieri ambedue, nella nostra solitudine, affiatandoci, possiamo far maturare il bene del Regno del mio Volere".


Volume 20 - Dicembre 24, 1926

[...] Ancora Gesù a Luisa: "Vuoi vedere come stavo nel seno della mia Mamma Sovrana e ciò che in Lei pativo?"


Ora mentre ciò diceva, si è mosso dentro di me in mezzo al mio petto - scrive Luisa -, steso in uno stato di perfetta immobilità: i suoi piedini e manine erano tanto tesi ed immobili da far pietà, gli mancava lo spazio per muoversi, per aprire gli occhi, per respirare liberamente, e quello che più straziava era vederlo in atto di morire continuamente. Che pena vedere morire il mio piccolo Gesù! Io mi sentivo messa insieme con Lui nello stesso stato di immobilità. Onde dopo qualche tempo il Bambinello Gesù stringendomi a Sé mi ha detto: "Figlia mia, il mio stato nel seno materno fu dolorosissimo. La mia piccola Umanità teneva l'uso perfetto di ragione e di sapienza infinita, quindi fin dal primo istante del mio Concepimento, comprendevo tutto il mio stato doloroso, l'oscurità del carcere materno, non avevo neppure uno spiraglio di luce! Che lunga notte di nove mesi! La strettezza del luogo che mi costringeva ad una perfetta immobilità sempre in silenzio, né mi era dato di vagire, né di singhiozzare per sfogare il mio dolore: quante lacrime non versai nel sacrario del seno della Mamma mia, senza fare il minimo moto! E questo era nulla. La mia Umanità aveva preso l'impegno di morire tante volte, per soddisfare la divina Giustizia, quante volte la creatura aveva fatto morire la Volontà Divina in loro, facendo il grande affronto di dar vita all'umana volontà, facendo morire in loro una Volontà Divina. Oh! Come Mi costarono queste morti; morire e vivere, vivere e morire, fu per Me la pena più straziante e continua; molto più che la mia Divinità, sebbene era con Me una sola cosa, ed inseparabile da Me, nel ricevere da Me queste soddisfazioni si atteggiava a Giustizia, e sebbene la mia Umanità era santa, era una lucerna innanzi al Sole immenso della mia Divinità ed Io sentivo tutto il peso delle soddisfazioni che dovevo dare a questo Sole divino e la pena della decaduta umanità che in Me doveva risorgere a costo di tante mie morti. Fu il respingere la Volontà Divina, dando vita alla propria che formò la rovina dell'umanità decaduta, ed Io dovevo tenere in stato di morte continua la mia Umanità e volontà umana per fare che la Volontà Divina avesse vita continua in Me per stendervi il suo Regno. Dacché fui concepito Io pensavo e Mi occupavo a stendere il Regno del Fiat Supremo nella mia Umanità, a costo di non dar vita alla mia volontà umana per far risorgere l'umanità decaduta, affinché fondato in Me questo Regno, preparassi le grazie, le cose necessarie, le pene, le soddisfazioni che ci volevano per farlo conoscere e fondarlo in mezzo alle creature. Perciò tutto ciò che tu fai [Luisa], quello che faccio in te per questo Regno, non è altro che la continuazione di ciò che Io feci dacché fui concepito nel seno della Mamma mia. Perciò se vuoi che svolgo in te il Regno dell'Eterno Fiat lasciami libero, né dar mai vita alla tua volontà". [...]


Preghiera Amor mio, voglio annientare il mio volere nel Tuo affinché il mio mai più abbia vita, per fare che in tutto e per sempre abbia vita la tua Volontà, per riparare il primo atto che fece Adamo di volontà sua umana, e per ridare tutta quella gloria al tuo Supremo Volere come se Adamo non si fosse sottratto da Esso. Oh, come vorrei ridargli l'onore da lui perduto perché fece la sua volontà e respinse la Tua! E quest'atto intendo di farlo quante volte tutte le creature hanno fatto la loro volontà - che è causa di tutti i mali! - ed hanno respinto la Tua, che è principio e fonte di tutti i beni. Perciò Ti prego che venga presto il Regno del Fiat Supremo affinché tutti, da Adamo fino a tutte le creature che hanno fatto la loro volontà, ricevano l'onore, la gloria perduta, ed il tuo Volere riceva il trionfo, la gloria ed il suo compimento.

(Cfr. Vol. 20 - 26.10.1926)


Io entro ora, o mio Padre Creatore, nell'Unità della tua Volontà, affinché la mia volontà sia una con la Tua, uno l'amore. In questa Unità che tutto abbraccia, la mia voce risuoni nel Cielo, investa tutta la Creazione, penetri nei cupi abissi e dica e gridi: "Venga il Regno del tuo Volere Divino; sia fatta la tua Volontà come in Cielo così in terra! Io faccio mia la santità, la gloria, l'adorazione, il ringraziamento, i pensieri, gli sguardi, le parole, le opere, i passi di Adamo innocente per offrirti la ripetizione degli atti suoi; e Tu, vedendo in me la tua Divina Volontà operante, concedimi, Te ne prego, che venga il tuo Regno!"

(Cfr.: Pio Pellegrinaggio dell'anima... Quarta Ora)


Diletto mio, la mia anima vuole vincerti mediante il tuo medesimo amore e con la potenza e fermezza del tuo FIAT, per chiederti il Regno del Volere del Celeste Padre sulla terra. Per ottenere il mio intento, io chiamo in mio aiuto tutti gli atti della tua Volontà Divina: chiamo il cielo con l'esercito delle sue stelle intorno a Te, chiamo il sole con la forza della sua luce e del suo calore, il vento con l'impetuosità del suo impero, il mare con le sue onde fragorose, chiamo la Creazione tutta; animando ogni cosa con la mia voce, io voglio offrirti in nome di tutti il Regno del tuo FIAT Divino.

(Cfr.: Il Pio Pellegrinaggio... Nona Ora)


"Amor mio, nel tuo Volere ciò che è tuo è mio, tutte le cose create sono mie. Il sole è mio, ed io Te lo do in ricambio, affinché tutta la luce ed il calore del sole in ogni stilla di luce, di calore, Ti dica che io Ti amo, Ti adoro, Ti benedico, Ti prego per tutti. Le stelle sono mie, ed in ogni tremolio di stelle suggello il mio Ti amo immenso ed infinito, per tutti. Le piante, i fiori, l'acqua, il fuoco, l'aria, sono miei, ed io Te li do in ricambio, perché tutti Ti dicano, ed a nome di tutti: 'Ti amo con quell'Amore eterno con cui ci creasti'".

(Cfr. Volume 14 - Aprile 6, 1922)

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